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Badanti e colf nel 730/2026

Badanti e colf nel 730/2026 è un tema che riguarda due categorie molto diverse di contribuenti: le famiglie che hanno assunto un lavoratore domestico e vogliono recuperare parte della spesa attraverso la dichiarazione dei redditi, e le lavoratrici stesse, che — a differenza dei dipendenti aziendali — non hanno imposte trattenute in busta paga e devono regolare autonomamente la propria posizione fiscale ogni anno. Il sistema fiscale italiano prevede due agevolazioni distinte e cumulabili: una detrazione IRPEF del 19% sullo stipendio della badante, riservata ai casi di assistenza a persone non autosufficienti, e una deduzione dei contributi INPS versati, valida per qualsiasi collaboratore domestico. Importi, soglie di reddito, requisiti di accesso e documenti necessari variano in modo significativo a seconda del caso — e commettere errori in sede di compilazione significa lasciare sul tavolo agevolazioni che possono valere oltre 900 euro annui.
I contributi INPS versati per colf, badanti e baby sitter sono deducibili dal reddito imponibile del datore di lavoro fino a un massimo di 1.549,37 euro annui. La deducibilità riguarda esclusivamente la quota a carico del datore di lavoro: non è deducibile la parte di contributi trattenuta dalla busta paga della lavoratrice.
Vale il principio di cassa: conta la data in cui il contributo è stato effettivamente versato, non il trimestre di competenza del rapporto di lavoro. Le ricevute dei bollettini PagoPA (che hanno sostituito i precedenti MAV bancari) costituiscono la prova del versamento e devono essere conservate integralmente.


Chi può detrarre le spese per la badante nel 730/2026 e quanto recupera?

La detrazione IRPEF del 19% sulle spese per l'assistenza personale spetta al datore di lavoro domestico che ha assunto un addetto all'assistenza di una persona non autosufficiente, a condizione che il proprio reddito complessivo non superi 40.000 euro. Chi eccede questa soglia perde completamente il diritto alla detrazione, senza progressività: non si tratta di una riduzione graduale, ma di un azzeramento totale.

Requisiti per accedere alla detrazione
 

Devono sussistere simultaneamente tre condizioni:

  1. Il collaboratore domestico deve essere inquadrato contrattualmente come addetto all'assistenza personale (livelli CS o DS del CCNL lavoro domestico). Una colf o un'addetta alle pulizie con un inquadramento diverso non dà accesso alla detrazione, anche se occasionalmente presta assistenza a un anziano.

  2. La persona assistita deve essere non autosufficiente, ossia incapace di compiere autonomamente gli atti elementari della vita quotidiana: lavarsi, vestirsi, alimentarsi, muoversi. L'età avanzata da sola non è sufficiente a qualificare la non autosufficienza ai fini fiscali.

  3. Il reddito complessivo del contribuente che chiede la detrazione non deve superare i 40.000 euro (vedi il paragrafo successivo per il calcolo corretto in presenza di cedolare secca).

La non autosufficienza deve essere documentata con almeno uno dei seguenti titoli: certificato medico che attesta l'incapacità di compiere autonomamente gli atti della vita quotidiana; verbale di riconoscimento dell'indennità di accompagnamento (Legge 18/1980); certificazione di handicap grave ai sensi dell'art. 3, comma 3 della Legge 104/92.
La detrazione spetta anche se la persona assistita non è fiscalmente a carico: è possibile detrarre le spese per la badante di un genitore anziano con reddito autonomo, anche se quest'ultimo non risulta a carico del dichiarante.

 
Quanto si recupera: il calcolo con il tetto di 2.100 euro:

Il rimborso IRPEF è pari al 19% della spesa sostenuta per lo stipendio della badante, con un tetto massimo di spesa di 2.100 euro annui. Il rimborso massimo ottenibile è quindi 399 euro (19% × 2.100 euro). 
La base normativa è l'art. 15, comma 1, lettera i-septies del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).
 
Il calcolo pratico: se hai pagato 1.500 euro di stipendio nell'anno, recuperi 285 euro (19% di 1.500). Se hai pagato 3.000 euro, il calcolo si ferma comunque al tetto e recuperi 399 euro.
H3: Il limite dei 40.000 euro e il caso della cedolare secca
Il reddito complessivo da considerare per la verifica della soglia non è limitato al reddito da lavoro o da pensione: vi rientra anche il reddito da fabbricati assoggettato a cedolare secca. Chi affitta un appartamento con il regime agevolato e non include quel reddito nel calcolo del complessivo rischia di superare i 40.000 euro senza accorgersene, perdendo integralmente la detrazione. In caso di superamento della soglia, resta invece invariato il diritto alla deduzione dei contributi INPS, che non ha limiti di reddito.

 
Documenti, pagamenti tracciabili e controlli: cosa fare per non perdere le agevolazioni
 
L'Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli sulla regolarità dei contratti di lavoro domestico e sulla tracciabilità dei pagamenti. La documentazione deve essere conservata per cinque anni dalla data di presentazione della dichiarazione: per le spese 2025 inserite nel 730/2026, il termine è il 31 dicembre 2031.

 
I documenti da conservare obbligatoriamente:

In caso di controllo formale, il datore di lavoro deve essere in grado di esibire:

  • contratto di lavoro domestico o lettera di assunzione

  • buste paga della lavoratrice, controfirmate da entrambe le parti

  • ricevute dei bollettini PagoPA per il versamento trimestrale dei contributi INPS

  • certificazione medica di non autosufficienza dell'assistito (solo per chi richiede la detrazione del 19%)

  • ricevute dei pagamenti dello stipendio tramite strumenti tracciabili


 
L'obbligo di pagamento tracciabile per la detrazione:

Dal 2020, tutte le spese per le quali si chiede la detrazione del 19% devono essere pagate con strumenti tracciabili: bonifico bancario, carta di credito, carta di debito o assegno. Il pagamento in contanti dello stipendio — anche se documentato da una firma della lavoratrice sulla busta paga — fa perdere definitivamente il diritto alla detrazione per l'intera mensilità pagata in contanti. Non si tratta di una riduzione proporzionale: basta un singolo pagamento non tracciabile per compromettere la detraibilità di quella quota di spesa.
L'obbligo di tracciabilità riguarda esclusivamente la detrazione sullo stipendio (Codice 15). I contributi INPS, versati tramite PagoPA, non pongono problemi di tracciabilità per definizione.

Il 730 precompilato non include queste spese:

Il modello 730 precompilato che l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione ogni anno non riporta automaticamente né i contributi INPS versati per i lavoratori domestici né le spese per la badante. Il contribuente che accetta il precompilato senza verificare ed eventualmente integrare questi dati rinuncia di fatto alle agevolazioni.

Nuovo avviso di pagamento PagoPA: Servizi
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